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La recensione di Tutta la vita davanti (Virzì)

21 Aprile 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao a tutti,

apro quella che spero possa essere una sorta di rubrica cinematografica di questo blog. State tranquilli, se riuscirò a dare continuità a questa iniziativa non parlerò solo di film incentrati sul lavoro, ma dato che al momento in sala ce n’è uno di cui si sta parlando molto, è simbolico iniziare con l’ultimo lavoro di Virzì.

 

 

 

TUTTA LA VITA DAVANTI – Paolo Virzì (2008)

Ebbene sì. Virzì ha sfoderato il suo piccolo gioiello.
Il suo Tutta la vita davanti gira bene e lo fa in maniera convincente per tutta la durata, senza evidenti cali di ritmo.

Il tema, quello del precariato giovanile, a forte rischio di retorica e qualunquismo, viene trattato in maniera irreale, parossistica, sfruttando alcuni elementi reali, effettivamente esistenti, e portandoli sempre all’eccesso, sconfinando in territori drammaturgici raramente noti ai registi italiani. Il film, a tal proposito, si apre e si chiude con due scene surreali di ballo generalizzato, la prima è un’onirica visione di Marta, la giovane ragazza laureata in filosofia costretta dagli eventi a dover accontentarsi di un posto ad un call center, la seconda persino fuori dalla narrazione diegetica, utilizzata prima dei titoli di coda come sorta di teatrale saluto al pubblico degli attori-personaggi. Tutto è sopra le righe, dalla Daniela-Ferilli motivatrice delle ragazze telefoniste, così "automatizzata" da sembrare una degna compagna della Glenn Close di La donna perfetta, a Claudio-Ghini che ai suoi ragazzi venditori fa urlare l’Haka, la celebre danza maori, come fossero rugbisti degli All Blacks. Ma la lista potrebbe proseguire con numerosi altri momenti, tra cui la discussione della tesi di Marta davanti ad una commissione costituita da professori così anziani la cui unica urgenza è quella di andare al bagno, fino all’omicidio passionale della coppia Daniela-Claudio.

E’ evidente che alla buona riuscita contribuisce in maniera determinante la perfetta scelta degli attori, e qui non parliamo della protagonista, la pur brava Isabella Ragonese, quanto degli ottimi interpreti dei ruoli caratterizzanti il contesto in cui Marta lavora e vive.
Massimo Ghini si ricala nel ruolo di pescecane che era già stato suo in Compagni di scuola, ma che questa volta si connota di maggiori sfumature che gli donano una tridimensionalità che lo porta a passare da granitico "mito" per i suoi dipendenti, all’insicuro padre di famiglia incapace persino di dire no ad una figlia adolescente che chiede come regalo una quarta misura di seno.
Sabrina Ferilli in una parte di quarantenne aggrappata al sogno di una famiglia che non realizzerà mai, e sempre in ansia di perdere il terreno guadagnato con tutti i mezzi, sia esso rappresentato, a seconda dell’occasione, dal lavoro o dall’uomo, e persino capace di un discorso allo specchio, vera e propria perla dell’intero film, in cui ribadisce a se stessa «sei ancora una gran fica, te lo dico io!» , simbolico atto d’insicurezza di una donna costruita su una bolla di sapone.
Valerio Mastrandrea ed Elio Germano si fanno apprezzare nei rispettivi ruoli di sindacalista inascoltato da lavoratrici più interessate alle vicende del Grande Fratello televisivo che a quello lavorativo di cui sono vittime inconsapevoli, e di venditore esaltato del suo lavoro, dall’umore sempre sopra le righe, sia nel bene che nel male.
Un’ultima considerazione sul finale dalle connotazioni piuttosto vicine al cinema transalpino, dapprima nell’ancora onirica danza di Marta con la mamma morta di cancro, tanto simile all’analoga sequenza che chiude Milou a maggio di Louis Malle, e poi nel bucolico pranzo quasi rohmeriano a cui Marta, la dolcissima bimba cui fa da baby sitter e la mamma degenere di questa, vengono invitati dall’anziana signora con cui la protagonista ha fatto amicizia durante una telefonata di lavoro.

 

Begood

 

  1. 24 Aprile 2008 a 1:47 | #1

    tutta la vita dietro fa uscire tante cose ben più serie di un film http://www.bullismo.com/index.php?Itemid=104&id=297&option=com_content&task=view

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